venerdì 26 ottobre 2012

Allerta 1 prolungata, 200 evacuati in Liguria

Gli aggiornamenti L’allerta 1 sulla Liguria è stata prolungata fino alle 20 di domani, sabato 27 ottobre. Lo comunica il centro meteo Arpal della Regione Liguria.
Per le prossime ore sono previste ancora piogge su tutta la regione con precipitazioni diffuse e locali episodi temporaleschi che potranno risultare anche forti.
Secondo l’Arpal, la giornata di domani sarà caratterizzata dalla pioggia e in particolare dal vento. Previsto anche un rapido aumento del moto ondoso con possibili mareggiate in serata.
 Allagamenti sull’A12
Rallentamenti sull’autostrada A12 Genova-Livorno tra Chiavari e Lavagna e tra Rapallo e Chiavari per allagamenti provocati sempre dalla pioggia.
In vista dell’arrivo del freddo, intanto, il Comune di Sestri Levante ha autorizzato i propri cittadini all’accensione per dodici ore dei riscaldamenti a partire da domenica, in anticipo rispetto alla normale partenza del primo novembre.
 Pioggia nel Levante
La pioggia questa mattina è arrivata nel Levante ligure. Forti rovesci a Recco e Santa Margherita Ligure. L’arrivo della perturbazione viene segnalata anche dagli utenti Facebook del Secolo XIX .
Le piogge intense hanno provocato allagamenti a Chiavari nei sottopassi di via Jacopo Rocca, via Tito Groppo, corso Garibaldi. La polizia municipale valuta la situazione ma non sono segnalate chiusure.
Duecento evacuati in Liguria
C’è stato giusto il tempo di celebrare il primo anniversario dell’alluvione che aveva colpito lo Spezzino il 25 ottobre di un anno fa.
C’è stato giusto il tempo di vivere, ieri, una giornata di sole, fra abbracci e ringraziamenti ai volontari per l’aiuto ricevuto nei giorni sporchi di fango. Poi, dalla Protezione Civile della Regione Liguria, è arrivato il dispositivo di allerta meteo “1” .
Per oggi si prevedono freddo, vento di tramontana, e forti nubifragi: proprio sulle zone spezzine e genovesi già colpite dalle ultime alluvioni.
L’assessore alla Protezione Civile della Regione, Renata Briano, ha messo le mani avanti. «C’è la possibilità» ha ammonito «che l’allerta passi al livello 2, quello massimo». Ed ha ricordato ai sindaci la responsabilità della tutela dei cittadini.

È stato un brusco risveglio quello di ieri per lo Spezzino. Il sindaco di Borghetto Vara Fabio Vincenzi è passato dalla fiaccolata del ricordo alla firma di una cinquantina di evacuazioni, di cui otto da due abitazioni compromesse, in paese, e 22 dalla frazione di Cassana, dove il 25 ottobre 2011 una palazzina era crollata uccidendo due persone. È lì che andranno investiti - quando arriveranno - 2 dei 6 milioni di euro degli sms solidali. Vincenzi ha allestito un centro raccolta in Comune.

Il sindaco di Genova Marco Doria ha ritenuto opportuno far evacuare 159 persone, in particolare nella Val Bisagno . I più hanno trovato una sistemazione da vicini o parenti. In 51 hanno chiesto il supporto del Comune per trascorrere la notte al riparo. Sono stati sistemati presso strutture di accoglienza, a piccoli numeri. Sempre a Genova, questa mattina, rimarranno chiuse per precauzione le scuole più vicine al Rio Fereggiano , tristemente legato all’esondazione del 4 novembre di un anno fa, che aveva ucciso anche due bambine. La chiusura è prevista dall’ordinanza firmata dall’allora sindaco Marta Vincenzi il 3 febbraio 2012.

Nello spezzino, il sindaco di Vernazza, Vincenzo Resasco ha firmato un’ordinanza di chiusura dei negozi. Gli altri sindaci delle zone a rischio, specie lungo il fiume Magra, hanno annunciato una notte insonne: nel terrore che nuovi rovesci vadano ad assestare colpi devastanti ai versanti che sono rimasti in bilico dall’ottobre di un anno fa.

L’allerta “1” è piombato come un incubo nella faticosa giornata del ricordo. Si è passati dal cordoglio per le vittime di un anno fa alla paura di nuovi drammi. È scattato l’invito all’auto tutela fino alle 12 di domani. Sconsigliati gli spostamenti con mezzi propri nelle ore notturne, vietata la permanenza notturna nei locali a piano terra, nelle cantine. Meglio trasferire i beni di valore dagli scantinati ai piani superiori. Meglio tenere l’auto parcheggiata in una zona rialzata. Meglio evitare di uscire se si nota che l’acqua si intensifica.

I nuovi timori hanno venato di ulteriore amarezza un anniversario che ha alternato momenti di dolore e di gioia. Dolore per i drammi vissuti, gioia per i passi avanti che sono stati compiuti. La lunga giornata s’è aperta con la discesa in paese della Madonna di Soviore, che viene portata a Monterosso solo ogni 25 anni, negli anni giubilari. Ieri, è stata fatta un’eccezione. Si è voluta proprio questa scultura, che ha più di 1200 anni, perché mostra una Pietà serena. La Vergine non piange. Il Cristo ha la testa alzata. È morto ma è già risorto. Nulla di più appropriato, per ribadire la voglia di rinascita dei borghi alluvionati.
A Vernazza ieri l’architetto Richard Rogers ha donato un progetto di ristrutturazione del centro storico. E il presidente della Regione Claudio Burlando ha inaugurato la rete del gas. Un po’ alla volta, si riparte. Purtroppo i 40 milioni di euro ricevuti fino ad oggi sono ben lontani dai 730 che sarebbero necessari alla Liguria per risollevarsi.
(fonte: "Il Secolo XIX" del 26/10/2012)

giovedì 25 ottobre 2012

Allerta meteo 1 in Liguria

Genova - Nuova allerta maltempo domani in Liguria. La Protezione Civile della Regione prevede per tutta la giornata piogge diffuse da Ponente a Levante, con progressiva intensificazione.
A partire dalle 6 di venerdì mattina e sino alle 12 di sabato sono previsti su tutta la regione piogge e temporali forti.
L’allerta 1 di tipo idrogeologico interesserà particolarmente la zona dello Spezzino, colpita esattamente un anno fa da una violenta alluvione, e del Genovese.
Proprio per questo, la Protezione Civile regionale ha disposto il monitoraggio delle aree a pericolosità di frana, oltre alle zone che i Comuni ritengano di particolare criticità.
A Genova, per esempio, scattano le procedure di emergenza previste dopo l’alluvione del 4 novembre scorso, compresa la chiusura di alcune scuole nei dintorni di via Fereggiano .
Dopo l’allerta meteo diramato dalla Protezione civile, il sindaco di Borghetto Vara ha precauzionalmente disposto l’evacuazione di una trentina di persone residenti in un paio di frazioni dalle loro abitazioni. Sempre a Borghetto è stata decisa la chiusura delle scuole.

Maltempo e freddo in tutta Italia
Ma quello che attende la Liguria e il resto d’Italia nel weekend che segna il ritorno all’ora solare (lancette indietro di un’ora) è un autentico assaggio d’inverno. Dopo una prima parte di stagione con temperature ben al di sopra della media, infatti, tra sabato e domenica è previsto che la colonnina di mercurio scenda di una cifra tra i 10 e i 15 gradi, raggiungendo valori inferiori alla media del periodo.
Un importante guasto del tempo, generalizzato si avrà già nella notte tra venerdì e sabato, quando è atteso un nuovo ciclone mediterraneo, tipico di ottobre, che porterà tanta pioggia, colpendo soprattutto Liguria, Toscana, Lazio, Campania e Friuli-Venezia-Giulia. La neve inizialmente cadrà solo a 2.000 metri.
Ma un ulteriore importante aggravamento del quadro meteo è previsto nella notte tra sabato e domenica, quando aria fredda artica si getterà nel bacino del Mediterraneo valicando le Alpi. Le piogge, secondo il Centro Epson Meteo, saranno forti anche nella giornata di sabato al Nord e nelle regioni tirreniche, soprattutto in Campania.
Tornerà la neve sulle Alpi, anche sotto i 1.000 metri in quelle orientali. Domenica, poi, a causa della massa d’aria polare la colonnina di mercurio scenderà anche di 10-15 gradi rispetto ai valori attuali. Ci sarà ancora maltempo al centrosud, con neve sull’Appennino centrale e, al mattino, a quote collinari (300/500 m) in Emilia Romagna. Forti i venti settentrionali: soffierà la Bora su alto Adriatico con raffiche anche fino a 60/70 km/h e la Tramontana in Liguria con raffiche fino a 50-60 km/h.
(fonte: "Il Secolo XIX" del 25/10/2012)

mercoledì 24 ottobre 2012

La sentenza del giudice Marco Billi disintegra la Protezione Civile

Raffica di dimissioni, lasciano Maiani e Dolce
Lascia fisico Maiani e intero ufficio presidenza. Scienziati Usa e Giappone contro la condanna.
(fonte ANSA.it)

Raffica di dimissioni eccellenti all'indomani della condanna di sette scienziati ed esperti che ''non allertarono'', anzi ''minimizzarono'' i rischi di un terremoto a L'Aquila. Via i vertici della Grandi Rischi: non solo il presidente, il fisico Luciano Maiani, ma anche il presidente emerito Giuseppe Zamberletti e il vicepresidente Mauro Rosi hanno rassegnato dimissioni a  Monti. Maiani ha deciso di dimettersi per "l'impossibilità di lavorare serenamente e offrire pareri di alta consulenza scientifica allo Stato in condizioni così complesse". Hanno lasciato poi anche altri membri della Grandi Rischi, come Roberto Vinci, del Cnr. Anche il direttore dell'ufficio rischio sismico della Protezione Civile, Mauro Dolce, tra i sette condannati, ha presentato le dimissioni. Il Dipartimento sottolinea che "all'esito dell'iter amministrativo previsto, il professore verrà assegnato ad altro incarico".

APPELLO FRA UN ANNO, DIFESE PREPARANO RICORSO - Le difese dei sette condannati hanno previsto la fissazione del processo d'appello tra l'autunno e la fine del 2013. Entro 90 giorni verranno depositate le motivazioni e poi le difese lavoreranno al ricorso per cui hanno a disposizione 45 giorni. E' l'avvocato Marcello Melandri, che assiste Enzo Boschi, a tracciare la linea. "Aspetteremo le motivazioni e poi lavoreremo all'appello sperando in un risultato migliore". All'indomani della sentenza "sono ancora più incredulo, ci ripenso e mi chiedo il perché", commenta.

PROTEZIONE CIVILE, ORA PARALISI ATTIVITA' - La prima conseguenza della sentenza di condanna emessa ieri nei confronti dei componenti della ex commissione Grandi rischi è "la paralisi delle attività di previsione e prevenzione". Lo afferma il Dipartimento della Protezione civile. Si arriverà alla paralisi, nota il Dipartimento, "poiché è facile immaginare l'impatto di questa vicenda su tutti coloro che sono chiamati ad assumersi delle responsabilità in questi settori considerati i pilastri di una moderna Protezione civile". Il rischio, sottolinea, "é che si regredisca a oltre vent'anni fa, quando la Protezione civile era solo soccorso e assistenza a emergenza avvenuta. Oppure che chi é incaricato di valutare finisca per alzare l'allerta al massimo livello ogni qualvolta i modelli previsionali forniscano scenari diversificati, generando una crescita esponenziale di allarmi che provocheranno assoluta sfiducia nei confronti di chi li emette o situazioni di panico diffuso tra la popolazione". "In entrambi i casi - prosegue la Protezione civile - le Istituzioni, primi fra tutti i Sindaci, che per legge hanno l'obbligo di pianificare e prendere decisioni a tutela dei propri cittadini, lo dovranno fare senza il fondamentale supporto di coloro che fino a ieri, avendo le necessarie competenze ed esperienze, fornivano valutazioni e interpretazioni sui molteplici rischi che interessano il territorio italiano e che da oggi non si sentono più tutelati dal Paese per cui prestano servizio". Tra le conseguenze che si stanno già ripercuotendo sul servizio nazionale di Protezione civile a seguito della sentenza di condanna emessa ieri dal tribunale dell'Aquila, il Dipartimento cita le dimissioni formalmente presentate al presidente del Consiglio da parte dei componenti della Commissione Grandi rischi, oltre a quelle di Mauro Dolce, direttore dell'Ufficio rischio sismico del Dipartimento.

IL MONDO DELLA SCIENZA INSORGE - Levata di scudi del mondo scientifico internazionale dopo la condanna dei super esperti che ''non allertarono'' gli aquilani, anzi ''minimizzarono'' i rischi di un terremoto. La sentenza  "e' avvenuta nel paese natale di Galileo. Certe cose non cambiano mai". E' la conclusione del  ricercatore Michael Halpern, della ong americana Union of Concerned Scientists. "Il presidente Napolitano dovrebbe intervenire'', aggiunge. Dal Giappone gli fa eco Shinichi Sakai, professore associato dell'Earthquake Research Institute di Tokyo: "Se fossi stato io lì avrei detto le stesse cose perché non è possibile stabilire quando può verificarsi una forte scossa sismica". Una sentenza "rigida, da choc" che impedirebbe in Giappone di "accettare qualsiasi incarico in commissioni di esperti vista la possibilità di condanna", afferma Koshun Yamaoka, ordinario di sismologia all'Università di Nagoya.

SITO EUCENTRE BIANCO PER SOLIDARIETA' - La Fondazione Eucentre, specializzata nella ricerca sui terremoti, ha lasciato in bianco il suo sito web in segno di solidarietà con il suo presidente, Gian Michele Calvi, membro della commissione Grandi Rischi condannato insieme agli altri. "Ricercatori, tecnici e collaboratori della Fondazione Eucentre - si legge nella home page, completamente bianca - esprimono la loro vicinanza al Prof. Gian Michele Calvi, Presidente di Eucentre, ed a tutti i membri della Commissione Grandi Rischi che sono stati condannati in primo grado con la sentenza del 22 ottobre 2012".

IL DIBATTITO IN ITALIA - "Quella de l'Aquila è una vicenda drammatica, ma la giustizia ha i suoi tempi", afferma il ministro dell'interno Cancellieri. "Il rischio è che si sia affermato il principio che non è ammesso il dubbio in una valutazione scientifica. Io credo si debba restituire ad ogni componente della vita sociale il suo ruolo. Il ruolo della scienza non è quello della politica e non è neanche quello dell'amministrazione. Probabilmente c'é un po' di confusione di ruoli", afferma il ministro dell'ambiente, Corrado Clini. "Mi auguro che venga corretta in secondo grado": è invece  l'auspicio espresso dal presidente della Camera, Gianfranco Fini. "E' una sentenza che sta facendo il giro del mondo - ha aggiunto Fini - e con tutto il rispetto per chi l'ha emessa, contrasta con un dato scientifico: è impossibile prevedere la gravità di un sisma". "Ne stanno parlando negli Stati Uniti e in Giappone. Mi auguro - ha concluso il presidente Fini - che venga corretta in secondo grado". "Si rende giustizia alle vittime del terremoto dell'Aquila condannando chi ha costruito delinquentemente, non gli scienziati. Assurdo. E le conseguenze?", afferma il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, su Twitter.

martedì 23 ottobre 2012

Inchiesta alluvione di Genova 2011 - #5

Alluvione 2011, Scidone indagato. Doria: «Vogliamo capire»
da "Il Secolo XIX del 23-10-2012"

Genova - Francesco Scidone, ex assessore (Idv) alla Sicurezza del Comune del capoluogo ligure, risulta indagato per concorso in falso e calunnia in relazione all’alluvione che colpì la città il 4 novembre del 2011.
L’iscrizione di Scidone nel registro degli indagati sarebbe legata all’interrogatorio del dirigente comunale Sandro Gambelli, secondo cui l’ex assessore avrebbe saputo che alle 12 di quel terribile giorno a monitorare il torrente Fereggiano non c’era alcun volontario , e avrebbe in qualche modo avvallato la successiva ricostruzione “taroccata” dei tempi dell’esondazione del corso d’acqua.
Contattato da Radio19, lo stesso Scidone è stato telegrafico: «Non posso dire nulla, rivolgetevi al mio avvocato». Avvocato che è apparso subito sulla linea del suo cliente: «Non rilascio dichiarazioni su nulla».
«Il Comune di Genova vuole capire come l’opinione pubblica cosa è successo nell’alluvione del 4 novembre 2011»: così il sindaco Marco Doria oggi pomeriggio a Genova in Consiglio Comunale ha commentato l’iscrizione nel registro degli indagati dell’ex assessore Scidone, indagato per falso e calunnia in relazione all’alluvione 2011.
«L’ipotesi di reato attiene alla colpevolmente scorretta ricostruzione degli avvenimenti - ha detto Doria -. Oltre alla notizia delle indagini in corso della magistratura su alcuni funzionari del Comune per falso e calunnia, non sappiamo nulla di più in questo momento. Non ci vogliamo sostituire ai magistrati. Attendiamo i risultati dell’indagine mantenendo un atteggiamento garantista nei confronti degli indagati. Il Comune è disponibile a collaborare con la magistratura».
Doria ha precisato che in questi mesi il Comune ha lavorato per rendere più efficiente il sistema della Protezione civile, predisponendo una struttura più snella, con un comitato operativo anti-emergenze a livello della prefettura.
Le telecamere del Secolo XIX sono andate in Consiglio Comunale, a raccogliere il parere di capigruppo e consiglieri. L’Idv non ha voluto commentare; molto duro invece il capogruppo Lega Nord Edoardo Rixi che ha detto: «Sembra di stare in Calabria: così si perde la fiducia dei cittadini».
 Interrogatorio dal gip per due indagati
Saranno ascoltati domani dal gip di Genova i due funzionari del Comune Pierpaolo Cha e Gianfranco Delponte, agli arresti domiciliari per falso e calunnia nell’ambito dell’inchiesta-stralcio sull’alluvione del 4 novembre 2011.
L’interrogatorio di garanzia si svolgerà davanti al gip Annalisa Giacalone, la stessa che la settimana scorsa aveva sentito Sandro Gambelli, l’ex dirigente del settore Protezione Civile di Pubblica Incolumità e Volontariato, a sua volta ai domiciliari con le stesse ipotesi di reato, e poi scarcerato dopo l’interrogatorio.

domenica 21 ottobre 2012

Inchiesta alluvione di Genova 2011 - #4

Fereggiano dimenticato: «Coperti tutti gli errori»
(da Il Secolo XIX del 21/10/2012)

Genova - Non era solo una questione di «perdere la faccia» o fare «figure terribili». Il Fereggiano, «in condizioni di particolare intensità delle piogge», doveva essere presidiato in modo «fisso». Lo prevedeva il regolamento della Protezione civile comunale, una prescrizione che venne dunque violata. Ecco perché fu architettato il documento taroccato che sosteneva il contrario. Non solo l’ex assessore Francesco Scidone sapeva dei mancati controlli, ma coprì il falso - secondo quanto raccontato al pm da Sandro Gambelli, primo dei funzionari comunali arrestati - lasciando che il sindaco Marta Vincenzi esponesse quella versione in consiglio comunale.

È ormai chiaro il quadro del depistaggio sull’alluvione che il 4 novembre uccise sei persone, quattro donne e due bambine. La Procura è convinta di aver identificato gli ideatori dell’atto farlocco, i dirigenti comunali Gianfranco Delponte e Pierpaolo Cha (da venerdì agli arresti domiciliari e difesi dagli avvocati Romano Raimondo e Giancarlo Bonifai) e l’autore materiale, il loro sottoposto Sandro Gambelli (liberato ieri, assistito da Giuseppe Giacomini). Dopo aver praticamente chiuso questa tranche, l’indagine adesso entra nel vivo: «Puntiamo a identificare gli eventuali responsabili del disastro», spiega il procuratore Michele Di Lecce. Gli interrogatori di garanzia dei due manager sono stati fissati mercoledì di fronte al gip Annalisa Giacalone.

sabato 20 ottobre 2012

Inchiesta alluvione di Genova 2011 - #3

Genova: Scidone sapeva che non c'erano volontari
(da Il Secolo XIX del 20/10/2012)

Genova - L’ultimo buco è una probabile riunione avvenuta nel pomeriggio del 4 novembre 2011. Poche ore in cui qualcuno stabilì che si doveva dare una versione dei fatti falsa in pasto all’opinione pubblica (sconvolta dalla morte di sei persone), per proteggere l’operato del Comune. Per il resto la Procura non ha più dubbi. È chiaro chi ordinò, chi stilò e chi partecipò alla redazione del verbale della vergogna. Manca solo il “mandante” politico, se c’è, e pare che ci si stia avvicinando parecchio.

La svolta decisiva è arrivata dopo l’interrogatorio dell’ex disaster manager Sandro Gambelli (difeso da Giuseppe Giacomini), l’autore materiale dell’atto taroccato che colloca un volontario della protezione civile sul Fereggiano poco prima dell’esondazione (prima bugia) e anticipa di tre quarti d’ora la calamità (seconda bugia). Quella versione, secondo il gip Annalisa Giacalone, fu ordinata da Gianfranco Delponte, coadiuvato da Giampaolo Cha, rispettivamente numero uno e due dell’Area Sicurezza del Comune, nonché responsabili diretti di Gambelli. Ma sempre nello stesso interrogatorio, per la prima volta, è emersa la diretta consapevolezza del falso da parte di un politico.
Si tratta di Francesco Scidone, ex assessore alla Protezione civile del Comune. Il pm Luca Scorza Azzarà, incalzando Gambelli, gli chiede se ricorda qualcosa di un dialogo riportato agli inquirenti da un altro superteste. Sarebbe avvenuto, sostiene il magistrato, nella sala operativa del Comune la mattina del disastro, poco prima di mezzogiorno. Scidone, rendendosi conto che le piogge erano fortemente aumentate d’intensità leggendo i dati dei pluviometri, si rivolge Roberto Gabutti (oggi indagato e difeso da Michele Ispodamia), coordinatore dei volontari che devono monitorare il livello dei torrenti: «Cosa dicono i tuoi?», la prima domanda.
E Gabutti: «Situazione critica ma sostanzialmente sotto controllo». Scidone, insiste il pm, avrebbe replicato: «Ma sul Fereggiano abbiamo qualcuno?». Gabutti: «No..». A quel punto ancora Scidone avrebbe perso le staffe: «Ma porca M...mandate subito qualcuno». Gabutti si attivò, ma non riuscì a inviare nessuno. Eppure l’ex sindaco Marta Vincenzi, basandosi sulla relazione firmata dai funzionari oggi agli arresti e avallata da Scidone, disse che un controllo sul Fereggiano c’era stato, e pure tranquillizzante. Un falso, di cui tuttavia l’assessore era ben consapevole essendo stato informato in tempo reale delle mancate ricognizioni. Se la posizione di Scidone pare scricchiolare, subisce colpi durissimi quella di Gianfranco Delponte e Pierpaolo Cha, manager pubblici inizialmente “solo” indagati a piede libero e da ieri ai domiciliari (li difendono Romano Raimondo e Giancarlo Bonifai).
«Il quadro indiziario - si legge nelle carte - si è aggravato a seguito delle circostanziate e credibili dichiarazioni rese da Gambelli». Precisazioni che, di quest’ultimo, «inquadrano il ruolo subordinato». Delponte e Cha , quindi, « attestavano falsamente il verificarsi di fatti...fra questi l’avvenuta segnalazione da parte di un delegato della protezione civile che la situazione fosse ancora tranquillizzante alle ore 12, e il successivo verificarsi dell’esondazione che cagionava sei vittime alle ore 12.15, circostanza oggettivamente falsa». Siccome sono ancora in servizio, possono «inquinare le prove». E il giudice li mette agli arresti.

Inchiesta alluvione di Genova 2011 - #2

Alluvione: Delponte e Cha agli arresti domiciliari
(da Il Secolo XIX del 19/10_2012)

Genova - Le parole pesano. E quelle pronunciate davanti al pm Luca Scorza Azzarà da Sandro Gambelli, dirigente di Protezione civile del Comune di Genova, arrestato quattro giorni fa per falso e calunnia nell’ambito dell’inchiesta-stralcio sulle carte taroccate destinate al verbale per l’alluvione del 2011, pesano un quintale.
Così oggi, poco dopo le 14, la squadra di polizia giudiziaria della procura di Genova ha notificato ai superiori di Gambelli un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari. Gianfranco Delponte e Pierpaolo Cha sono diventati, da semplici indagati per reato in concorso, detenuti ai domiciliari. I reati contestati sono falso e calunnia.
La decisione del giudice Annalisa Giacalone di trasformare in ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari l’iscrizione nel registro degli indagati di Delponte e Cha sarebbe scaturita dal fatto che il giudice, preso atto che i due ricoprivano ancora le rispettive cariche in Comune, avrebbero potuto inquinare le prove.
Dunque, il quadro di quanto avvenne subito dopo la tragedia sembrerebbe delinearsi: Gambelli avrebbe redatto il falso documento che raccontava una sequenza degli eventi accorciata rispetto alla realtà, in modo da rendere imprevedibile la “bomba d’acqua” prodotta dal torrente Fereggiano, ma a pensare quel documento sarebbero stati i suoi superiori gerarchici, Delponte e Cha.
La taroccatura sarebbe servita, secondo le stesse parole degli indagati, a evitare lo «sputtanamento dell’ufficio di protezione civile e dei volontari». Insomma, Gambelli è stato chiaro: ha eseguito un ordine. E ha ricordato che l’allora vicesindaco Paolo Pissarello in un’intervista rilasciata poco dopo le 19 fornì la ricostruzione taroccata della bomba d’acqua quando ancora Gambelli non aveva redatto il verbale. Come dire che la decisione venne presa a un livello superiore rispetto al suo. Un j’accuse diretto, un dito puntato contro i suoi superiori gerarchici.
Questa inchiesta-stralcio va di pari passo con una seconda tranche che vede indagato il responsabile delle organizzazioni di volontariato che in quei giorni si trovavano a Genova, Roberto Gabutti. Gabutti avrebbe scritto sul bollettino dei fiumi che un volontario alle 12 avrebbe riferito che il rio Fereggiano era sotto il livello giallo, ovvero sotto il livello di guardia. In realtà il volontario ha riferito agli inquirenti che non si trovava sul Fereggiano, ma era imbottigliato nel traffico lungo il Bisagno.
Gabutti è indagato di falso e favoreggiamento perché avrebbe assecondato il disegno dei dirigenti comunali responsabili della protezione civile. Entrambe le inchieste fanno parte di un’indagine più articolata e complessa che intende far luce sulle responsabilità durante l’alluvione che provocò sei morti.